sabato 19 gennaio 2008

Concorsi di colpa



Si è di recente concluso il concorso per il logo della città di Siracusa, che ha visto vincitore il marchio del noto graphic designer fiorentino Gianni Sinni. Alla stesura del bando ha collaborato l'Aiap con lo scopo di assicurare trasparenza e qualità, vista la serie di scandalosi precedenti, dal marchio della Sardegna al tristemente noto caso del marchio Italia.

Il fatto che Sinni sia membro del consiglio direttivo di Aiap, così come il giurato Mario Piazza, ha scatenato sul sito di SocialDesignZine e altrove una serie di tristi polemiche e accuse di presunte irregolarità e connivenza dalle quale sentiamo di dissociarci soprattutto per il rispetto professionale e umano che proviamo verso una giuria che annoverava maestri del calibro di Piazza e Vignelli.

Casomai, vogliamo timidamente affermare che non siamo soddisfatti del livello qualitativo generale dei marchi presentati, ed anche del livello culturale del dibattito che si è svolto intorno ad essi. Sui marchi selezionati sono state sollevate critiche in senso estetico ("non mi piace") o funzionale ("non si legge") che dimostrano un inquietante appiattimento verso il basso del tono della riflessione critica sulla nostra professione.

Così, mentre negli States grafici di livello come Paula Scher e Ward Sutton commentano con arguzia i marchi dei candidati alle elezioni, evidenziando i legami profondi e fondamentali tra le intenzioni progettuali e l'effetto dei progetti sull'utenza, qui da noi si accoglie ogni scandalo mediatico, dal marchio Italia alla campagna sulla Bella Sanità, con un coro di banalità rabbioso e inconcludente, più adatto a "Le Iene" o a "Striscia la Notizia" che a una seria riflessione critica e costruttiva sulla nostra professione.

Alla fine, tra i marchi presentati per il concorso di Siracusa, diventa interessante segnalare non tanto eventuali problemi dei marchi selezionati, quanto l'inconsapevole ridicolo generato da chi, vistosi escluso, si sente in dovere di utilizzare il web per una difesa articolata (sebbene sgrammaticata) di un marchio che presenta il piccolo, fondamentale difetto di utilizzare un font improponibile: il Curlz.

Ecco, premesso che secondo noi un bel progetto, come una bella battuta, non ha bisogno di tante spiegazioni, meriterebbe forse capire se esiste una dimensione critica più alta, più solida e vera, che vada oltre il "mi piace" e il "non si legge". Non è certo un richiamo all'Accademia quanto piuttosto la necessità di capire che, pur esistendo un estetica del brutto (compito che lasciamo nelle capaci mani di Eco), esiste anche un "brutto oggettivo".

Commenti e opinioni sono gradite. E chi, come noi, pensa che il Comic Sans vada messo fuori legge, e casomai conosce già BanComicSans, può correre subito a stamparsi l'utile kit della Polizia Grafica.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Prima che anche il mio barbiere mi fermasse per strada inveendo contro il logo di Siracusa, seppur di malavoglia sono finalmente entrato con timore dantesco sulle pagine di SocialDesignZine.
Approfitto per precisare, a chi (?) si fosse posto la questione, che il blog dell'Aiap non ha niente a che fare con il nome della mia società SocialDesign, coniato nel 1999, registrato ed entrato in uso nel gennaio 2000, senz'altro noto (!) ai responsabili dell'associazione quando - mi pare nel 2003 - diedero vita alla fanzine on line...
Devo dire che il livello della levata di scudi e delle invettive riguardanti l'oggetto del contendere mi pare francamente inaccettabile. Inaccettabili ed inverosimili (anche se, a dirla tutta, prevedibili) le accuse di mafia e le offese personali. Ma una webzine, si sa, è come un bar sport: là tutti sono grandi tecnici (se non direttamente assi del calcio) e si sentono autorizzati a teorizzare su ogni dettaglio della domenica pallonara con più o meno trivialità e colore.
Anche a me, come a tutti, capita di andare al bar, bere il mio caffè, farmi largo tra le chiacchiere dei tanti bischeri (a volte anche simpatici beninteso e, in tal senso, forse anche quegli illustri accusati se la ridono dei loro accusatori) che restano a stazionare fino a sera.
Credo che anche in questo caso l'atteggiamento più giusto sia quello di prendersi un caffè in compagnia e andarsene per non passare come quei sopra che rimangono a tirare tardi. Mi pare sia la posizione di Cosimo.
Come ho già avuto occasione di osservare in altra parte di questo blog mi paiono eccessivi gli atteggiamenti di disprezzo nei confronti, come detto, della persona, ma anche del lavoro eseguito. Almeno nei toni finora utilizzati e che col passare dei giorni continuano ad inasprirsi.
Sottoscrivo ciò che ho affermato l'altro giorno e cioè che, cambiando la scritta e l'oro che lo nobilita, il simbolo potrebbe essere rivenduto ad altra attività (aquarium, parco naturale marino, trasporti marittimi, ecc.) con a seguito comunque ampia giustificazione di presupposti e che proprio in questo sta la leggerezza che traspare dal lavoro vincitore del concorso. Ma torno a ripetere che sarebbe necessario approfondire la conoscenza dei desiderata dell'amministrazione siciliana, che nell'intento di incrementare le risorse turistiche potrebbe aver chiesto (richiesta, nel caso, discutibile ma verosimile) di calcare l'accento sull'aspetto turistico e naturalistico (sole e mare) a dispetto dell'abusata classicità dell'immagine della Magna Grecia. I delfini, che pure in araldica hanno un significato non così attinente la storia della città, certamente rappresentano l'ideale trait d'union tra la bellissima fonte Aretusa (uno dei simboli artistici più preziosi della città), del cui complesso architettonico fanno parte, e il prospiciente mare, fonte primaria stavolta economica di Siracusa.
Insomma le scelte di contenuto - inerenti la comunicazione - possono essere documentabili e giustificabili, e il risultato visivo ed estetico non mi pare alla fin fine così indegno, eccezion fatta per la scritta: rimane il problema comune a una gran parte della produzione contemporanea di marchi e loghi, ossia la mancanza di forza significante destinata a vivere nel tempo, di immediatezza, riconoscibilità e, non ultimo, di unicità.
E non intendo con questo affermare che il marchio deve essere concepito e disegnato soltanto secondo i canoni di Vignelli, Franco Maria Ricci o Bob Noorda: esiste, in parte delle giovani generazioni, una fiorente produzione di loghi, icone, che pur nella destrutturazione delle forme architettoniche classiche del marchio, ritrovano risultati di freschezza e di carattere sorprendenti. Consultavo, per fare un esempio vicino a noi, l'altro giorno il sito internet e l'ottimo lavoro delle Frush e sono rimasto stupefatto (bellissimo Siracusa!).
Quante amministrazioni, quanti amministratori costretti o complici delle gare pubbliche hanno nel corso di questi anni contribuito all'esplosione dell'effimero, del passeggero (tanto l'amministrazione cambia e, dunque, cambierà di questa anche il logo), della perdita di incisività e assolutezza che nella materia specifica dei marchi sono caratteristiche ineludibili. A questi amministratori e alle loro regole che impongono di bandire le gare, prima o poi apparirà chiaro che le gare vanno bandite, definitivamente, che il nostro è un mestiere in cui la prestazione d'opera deve essere richiesta per fiducia, dopo attenta valutazione e conoscenza delle caratteristiche e delle qualità professionali e culturali del designer cui, volta per volta, si decide di affidarsi: nella ricerca del risultato di qualità e della continuità che insegue e alimenta nel tempo quella qualità, non della trovata o del marchietto strappato a ribasso.
Il designer dal canto suo sarebbe, non all'occasione, ma eticamente costantemente motivato a inseguire un risultato più alto che rimanga nel tempo, ricco di significato (quindi bello...!!), forte, imbattuto per chiudere con un termine sportivo. La nostra città e la storia della comunicazione fiorentina - ma non solo - degli ultimi anni è piena di esempi dell'una e dell'altra specie, di progetti eccellenti umiliati, scartati, ma a tutt'oggi vincitori morali, insuperati e insuperabili che lasciano alle nuove realizzazioni subentrate l'effficacia della zampata di una mosca: mi auguro, con Simonetta, che ci incontriamo presto e accendiamo la discussione.
ws

jude [frush] ha detto...

grazie walter siamo lusingate